Duilio Cambellotti (1876-1960)


Nato a Roma il 10 maggio 1876 Duilio Cambellotti frequenta giovanissimo la bottega del padre Antonio, intagliatore e decoratore e prosegue la formazione seguendo il corso di Decorazione in pittura e disegno applicata alle industrie artistiche del Museo Artistico industriale.

Diplomatosi nel 1897 realizza manifesti, pubblicità, marchi ed oggetti d'arredo per ditte italiane e tedesche. Nel 1898 partecipa al concorso per l’esecuzione della locandina dell’Esposizione Nazionale di Torino (Incandescenza), esegue manifesti per la ditta Spilmann (1898-1900) ed il cartellone pubblicitario per l’Esposizione Fotografica Nazionale ed Internazionale di Firenze (1899). L’attività di questi anni è affiancata dalla pubblicazione di diversi saggi pubblicati nelle riviste “Arte Italiana Decorativa e Industriale” e “La Tribuna”.  Nel 1900 partecipa al concorso bandito da Vittorio Alinari per un'edizione illustrata della Divina Commedia e inizia la collaborazione con diversi periodici fra cui “Novissima”, “Italia Ride”, “Fantasio”, “L’Avanti della Domenica”, “Il Tirso”. Nel 1905 illustra il volume di poesie Come le nuvole di Filippo Amantea.

Artista poliedrico si dedica alla scultura e alla ceramica avviando con successo la produzione di vasi con animali, caratterizzati dallo stile estremamente personale (Vaso con conigli, Vaso con tori, Vaso con cerve, 1905-1906). Grazie ad Ugo Falena, direttore del Nuovo Teatro Stabile di Roma, si dedica all’attività teatrale: nel corso degli anni realizzerà numerosi costumi e scenografie (Giulio Cesare, di William Shakespeare, Nuovo Teatro Stabile di Roma, 1906; La Nave, di Gabriele d’Annunzio, Teatro Argentina di Roma, 1908; Agamennone, di Eschilo, Teatro Greco di Siracusa, 1914) e collabora per oltre trent’anni con il Teatro Greco di Siracusa realizzando scene, costumi e locandine per le maggiori opere di Eschilo, Sofocle, Euripide e Aristofane.

Assieme a Umberto Bottazzi e Vittorio Grassi collabora tra il 1908 e il 1910 al settimanale “La Casa”, edito da Edoardo De Fonseca, dedicandosi alla progettazione di interni e arredi, interesse che si concretizzerà nella decorazione di villini e dimore private tra cui la Casina delle Civette (1914-1915) realizzata per il principe Giovanni Torlonia nell’omonima villa romana. La collaborazione con il maestro vetraio Cesare Picchiarini favorirà il rinnovamento stilistico e tecnico dell’arte vetraria, testimoniato dal successo di critica e di pubblico delle Mostre della Vetrata Artistica del 1912 e del 1921.

Legato da profonda amicizia ad Alessandro Marcucci, promuove assieme all’amico e a Giovanni Cena la costruzione di scuole nella campagna romana ed un sistema didattico per i contadini e le loro famiglie, realizzando la decorazione di alcuni edifici scolastici e illustrando sillabari e diversi libri di lettura. La condivisione della comune cultura socialista si concretizza, nell’attività di questo periodo, con la collaborazione alla rivista “Il Divenire sociale” (1907) e con la realizzazione di opere dal fore contenuto sociale, come il trittico L’altare. Insieme a Cena e Marcucci organizza inoltre, nell’ambito dell’Esposizione Universale del 1911, la Mostra dell’Agro Romano.

Fra il 1910 ed il 1914 insegna presso la Scuola d’arte applicata all’industria di ceramica a Civita Castellana, quindi presso la Scuola Professionale femminile “Margherita di Savoia” (1912-1914); nel 1914 ottiene l’insegnamento di ruolo all’Istituto di Belle Arti.

Costante, nella sua lunga attività, la collaborazione con diverse case editrici, tra cui l’Istituto Editoriale Italiano di Milano (per cui cura la veste grafica della collana “la Biblioteca dei Ragazzi”), Bemporad e Mondadori. Anche l’attività scultorea prosegue con successo e fra il 1918 ed il 1920 l’artista realizza alcune delle sue opere più importanti ispirate ai temi della campagna romana.

L’intensa attività espositiva si accompagna, durante tutta la sua lunga carriera, ad una prolifica produzione che spazia in molteplici campi, dalla xilografia all’illustrazione, dalla decorazione alla scenografia, dalla scultura all’insegnamento.

Nel 1930 è nominato Accademico di San Luca e, nel decennio che segue, diversi sono gli incarichi pubblici che lo vedono impegnato nella decorazione del nuovo Palazzo dell’Ente Autonomo dell’Acquedotto Pugliese di Bari (1931), dell’Istituto Eastman di Roma, (1932), del Palazzo della Prefettura di Ragusa (1933) e del Palazzo del Governo di Latina (1934-1937).

Nel secondo dopoguerra continua l'attività di scenografo e scultore, legata quest'ultima - in particolare - all'arte sacra.

Muore a Roma il 31 gennaio 1960, all’età di ottantatre anni.

(A. Sferrazza, Note biografiche, in Fabio Benzi, Duilio Cambellotti illustratore, catalogo della mostra (Roma, Galleria Russo, 6 novembre-4 dicembre 2010), De Luca editori d'Arte, Roma 2010, pp. 205-206)


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