Duilio Cambellotti (1876-1960)


Duilio Cambellotti (Roma, 1876-1960)

 

 

Dopo un lungo apprendistato da cui deriva la conoscenza dei materiali, degli strumenti di lavoro e delle tecniche, segue tra il 1893 e il 1897 i corsi di Raffaele Ojetti, Severino Macchiati, Alessandro Morani del Museo Artistico Industriale che lo avvicinano al messaggio di Morris, alla nuova funzione dell'artista nel campo delle arti decorative. Interessato alle varie tecniche grafiche e alla decorazione pittorica e plastica, oltre al disegno applicato alle industrie artistiche, si cimenta nella progettazione di manifesti e di oggetti decorativi metallici per ditte straniere.

Nel 1900 è già grafico apprezzato, collabora con il periodico umoristico bolognese “Italia ride” e nel 1901 è tra i vincitori del Concorso Alinari per l'edizione illustrata della Divina Commedia. Con il primo decennio del secolo Cambellotti è impegnato in svariati settori professionali, assertore dell'arte con finalità sociale, da cui deriva la divulgazione del messaggio artistico attraverso le tecniche e i modi che possano raggiungere un più vasto pubblico: l'illustrazione, l'oggetto d'uso, la scenografia, la xilografia, l'arredamento. Collabora alle riviste “Fantasio” (1902) e “Novissima” (dal 1903); illustra diversi volumi fra cui Castelli Romani di E. De Fonseca (1904), La Nave di G. D'Annunzio (1908) e Le mille e una notte (1912).

Realizza targhe bronzee per porte, vasi col tema animalista, invenzioni scenografiche per il Teatro Argentina e avvia la sperimentazione xilografica. Assimilato il messaggio di Ruskin, Morris e Van de Velde avvia un progetto di rinnovamento delle arti decorative secondo il principio di unità e sintesi delle arti.

Promuove con A. Marcucci e V. Grassi un movimento protorazionalista per l'arredamento e l'architettura attraverso la rivista “La Casa” di cui disegna la copertina. Con il gruppo che faceva capo a G. Cena (Balla, Marcucci, Aleramo, Gelli) collabora alla mostra delle Scuole dell'Agro romano, progettando la Grande capanna artistica nel contesto dell'Esposizione Internazionale di Roma per il 50° dell'Unità, vincendo il concorso per il manifesto. Innovativa è la prima mostra della vetrata artistica (1912) in cui con Bottazzi, Grassi e Picchiarini propone vetrate realizzate con tasselli di vetri colorati e piombati. Culto della natura, stilizzazione e ricerca non imitativa sono alla base della sua idea dell'arte secondo i principi sviluppati dal primo Liberty inglese, contaminati dalla stilizzazione grecizzante della Secessione Viennese. Fa parte del gruppo dei XXV della Campagna Romana condividendone l’amore assoluto per il paesaggio naturale. Influenzato dalle correnti idealizzanti che ritengono l'arte portavoce di messaggi etico-estetici, crede nel nuovo ruolo dell'artista-artigiano, vicino ai temi del lavoro operaio; si avvicina così al socialismo rivoluzionario antiborghese. Ecco il significato più profondo delle letture dantesche al popolo e alle decorazioni delle scuole per i contadini (vi progetta anche gli arredi e predispone gli abecedari). La Campagna romana è continua fonte di ispirazione per rievocare miti e leggende, visioni del passato incentrate su guerrieri e antichi eroi nelle vesti dei butteri, contadine e personificazioni della pace. Con la crisi ideologica post bellica prosegue il suo iter con coerenza, in una posizione ancorata alle scelte iniziali: uno stile grafico chiuso e squadrato. Partecipa alle mostre internazionali dedicate alle arti decorative (a Monza nel 1923 e nel 1925 presenta mobili razionalisti e funzionali, nel 1927 disegni per tessuti), collabora con il cinema e il teatro (Siracusa e Ostia), si dedica alla grande illustrazione e all'attività didattica. Negli anni Trenta affronta la grande decorazione pittorica e plastica a Bari (per l'Acquedotto Pugliese, anche l'arredo), a Ragusa (nel Palazzo del Governo), a Littoria-Latina (nel Palazzo del Governo e nel Tribunale) e a Roma (Istituto Eastman e Anagrafe), a Siracusa (Casa del Mutilato) e riprende il tema dei Monumenti ai Caduti (Terracina, Fiuggi, Borgo Hermada-Terracina). Collabora agli spettacoli classici a Taormina e a Paestum, con il Teatro dei Piccoli di Podrecca e con il Teatro dell'Opera di Roma. Si dedica al completamento delle Leggende Romane e affida le riflessioni sul senso di tutta la sua attività a scritti autobiografici e tematici. Gli anni Quaranta e Cinquanta lo vedono nuovamente attivo nel campo delle vetrate (Sacrario dell'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio a Roma; chiesa di S. Giovanni a Rodi; Duomo di Capranica e di Catania; chiese Ecce Homo di Ragusa e di Montevergine) e della decorazione plastica e pittorica della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo all'Eur di Roma, del Duomo di Colonna, Chiesa al Campo dei Pastori di Betlemme e Cattedrale di Ragusa. Muore a Roma nel 1960.

 


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